
Cosa sono i modelli in matematica?
Prima di rispondere alla domanda, ci chiediamo: conosciamo la realtà oggettiva delle cose esistenti in natura? Risposta : no,fino a prova contraria. Vediamo perché, cosi risponderemo alla domanda sui modelli in matematica.
In natura ogni cosa è una speciale combinazione di atomi,
che a loro volta, sono composti di massa e di cariche elettriche. La massa è
equivalente all’energia e viceversa come ci insegna la famosa formula E= m
dedotta dai Einstein attraverso con
l’ausilio della matematica ( colgo l’occasione per dire che la matematica non è
una rappresentazione di freddi numeri o/e solo di calcoli, avvolte seppure
molto laboriosi, come avremo modo, andando avanti, di capire).
Il problema diventa quello di domandarci se conosciamo oppure no la natura intima degli atomi, visto che tutte le cose, compresi noi esseri coscienti, sono un composto di atomi. Allora, vi domando: cosa sapete degli atomi, avendolo appreso nelle scuole medie superiori. Vi è stato detto che un atomo è simile al nostro sistema solare, ovvero nel centro dell’atomo è posto il nucleo, composto di protoni e neutroni, in periferia gli elettroni ruotanti attorno al nucleo cosi come i pianeti ruotano attorno al sole. Ma, in realtà l’atomo è davvero cosi, seppure il loro sole compresi i pianeti siano infinitesimi rispetto al nostro sistema solare? La risposta è no. Il fatto di rappresentare l’atomo come il sistema solare è solo un modello, non la realtà dell’atomo. Il fatto di avere visto, l’atomo come il sistema solare, all’inizio, adottando le tre leggi fondamentali della fisica classica, a cui è possibile di applicare la matematica. In questo caso la matematica non ci ha guidati a guardare un atomo come il nostro sistema solare ( modello). Infatti l’atomo, dopo il famoso esperimento di Rutherford, entra nella nostra mente la migliore rappresentazione, quella di immaginare di “ vederlo “ come il nostro sistema solare. ….all’inizio, un modello vero, seppure in miniatura. E, a questo modello è stata applicata la matematica, non solo, ma abbiamo abituato la nostra mente fino al punto che, ancora oggi e nonostante è in pieno sviluppo la fisica moderna, non si rassegna a guardare all’atomo classico come un modello nel vero senso del termine. Eppure I modelli servano,nonostante siano a volte ingannevoli. Infatti, dimostrando che certi modelli sono sbagliati, la conoscenza sulle cose progredisce e trova piena applicazione in vari settori. A scoprire il modello dell’atomo è stata questa volta la sperimentazione, non la matematica.
Ora è la matematica a scoprire dei modelli dell’atomo.
La bellezza della matematica si mostra quando è invece essa farci vedere un modello, dal quale nasce una teoria scientifica, che posta alla dura legge della sperimentazione, si rivelerà avere dei riscontri “reali” o meglio applicativi.
All’inizio del 900 Plank, usando la matematica del discontinuo o discreta, scopre un diverso comportamento della luce o meglio ancora dell’intero spettro elettromagnetico. Secondo la visione classica lo spettro elettromagnetico era un insieme di onde con le rispettive frequenze e lunghezze d’onda. Esse ebbero il massimo di “ eccellenza” con Maxwell.
Cosa scopre Plank? Scopre che la luce è un insieme di
palline, corpuscoli viaggianti, detti quanti o fotoni, la cui energia è una
frequenza moltiplicata per una quantità costante h, detta costante di Plank,
ovvero E= hf , ove frequenza ed energia sono equivalenti in modo molto simile,
e legate, all’energia equivalente alla massa m , tramite (E= m
) , con la differenza che in
quest’ultima il legame tra energia e massa è la velocità della luce c, mentre
nella E= hf il legame
lo stabilisce la costante h.
Il fatto di essere anche legate si vede subito uguagliando E=
m
e E = hf , ovvero
m
= hf da cui
/h = f/m = cost.
ne discende che frequenza e massa sono direttamente
proporzionali, cioè sono equivalenti, la cui equivalenza la stabilisce il
rapporto costante
/h . Questo significa che una
vibrazione si trasforma in massa, e viceversa o in altre parole una vibrazione
produce una massa m, il cui valore è
m= h/
f
essendo c = 300.000 km/s = 2.9979.
m/s e h = 6,6218
j s , sostituendo
m= 7,3678
f ( kg s)
essendo poi f = 1/t si trova che
mxt = 7,3678
= cost
e dunque potendo scrivere
mxt =
=7,3678 ![]()
possiamo concludere che la massa è legata al tempo in un rapporto inversamente proporzionale, ovvero se cercassimo di far tendere a zero il tempo , la massa tenderebbe all’infinito, cosa impossibile , perché se cosi potessimo concepire il tempo zero, legato alla materia, come pure previsto dalla teoria della relatività generale, potremmo concludere che l’universo al tempo zero contesse una massa , e dunque una energia, infinita. Noi invece sappiamo che l’energia non solo è finita, ma si conserva, potendosi tuttavia trasformare. A meno che non esistono infiniti mondi, di cui il nostro universo fisico è uno di questi infiniti mondi.
Allora non potendo non solo capire l’infinito, ma nemmeno concepire o immaginare fisicamente un’energia infinita, non possiamo scendere il tempo a zero. Cosi il tempo zero, per noi, resta un mistero, esso invece fa parte della filosofia o meglio ancora della teologia.
Una domanda mi viene spontanea rivolgere se il tempo è intrinsecamente legato alla materia come poss……………………………….
Attenti ancora! Se ponessimo t= 0 , non solo la teoria la teoria di Plank crollerebbe, ma crollerebbe tutto l’edificio costruito dalla fisica quantistica. Per cui, per noi, ogni cosa potrebbe avere o ha significato fisico se partiamo da un tempo il più vicino possibile a zero, ma mai zero. Cosi noi ragionando , con l’ausilio della matematica, dell’infinitamente piccolo entriamo in un universo dove persino la nostra immaginazione fa molto fatica, dovendo immaginare che la luce emessa o assorbita esce come palline e nello stesso tempo poi comportarsi pure come onde, come vedremo meglio in seguito.
Prima però, una domanda mi viene spontanea rivolgerci:.. se il tempo è intrinsecamente legato alla materia come possiamo noi agire sul tempo? Pensiamo a noi stessi, come esseri coscienti: noi siamo fatti di atomi, in essi è sicuramente racchiuso un ente che noi chiamiamo stato di coscienza e in essi è racchiuso il nostro tempo. Allora, possiamo agire sul nostro tempo? Per il momento mi riservo di meditare su queste domande, e poi, meditando riprenderò il discorso su questo genere di domande che dal terreno fisico ci condurranno sicuramente su terreno di natura filosofico: .. a poi.
Ritorniamo al nostro discorso di partenza. Plank scopre che l’energia è quantizzata. La luce è una pioggia di fotoni di energia E= hf, 2hf, 3hf……nhf. La luce è energia, che a sua volta è massa. La luce è un grumo di energia sempre in moto…non si ferma mai, potendo vedere questo grumo di energia una sola volta fermarsi, vedremmo questo grumo come energia aggregata, cioè in massa, che noi chiamiamo massa a riposo. Ma poiché la luce è in perenne moto, la sua massa a riposo è nulla. Contrariamente per esempio ad un elettrone, che pur essendo sempre in moto come la luce, ha una massa, cioè un concentrato di energia tenuta assemblata dalla carica stessa dell’elettrone, per cui l’elettrone può avvinarsi alla velocità della luce senza però mai raggiungerla.
La domanda che il fisico De broglie si è posta a suo tempo, grosso modo è la seguente: ..pensando all’elettrone, per esempio, esso è quantizzato già per sua natura. infatti è una pallina microscopica. È possibile che una pallina si comporti anche come un’onda? La risposta fu positiva. De Broglie scopre infatti che elettroni, protoni, …..e cosi via si comportano pure come le onde. Immaginare che un corpuscolo come un elettrone si trasforma anche in onda ha dell’incredibile: due aspetti, onda e corpuscolo, in uno solo. ….eppure è cosi,lo dicono gli esperimenti, ciò è anche presentabile matematicamente cosi:
riprendiamo l’equazione m
= hf che possiamo scrivere
(mc) c = hf ovvero P.c = hf da cui
P ( quantità di moto) = hf/c
Essendo la lunghezza d’onda
legata cosi
λf=c da cui λ = c/f invertendo 1/λ = f/c e sostituendo
P = h/λ
Questa è la quantità di moto della luce, che ha massa a riposo nulla, ma l’elettrone ha una massa m , e dunque secondo la relatività ristretta non potrà mai un elettrone raggiungere la velocità della luce, avrà una velocità grande e vicina a c, cioè una velocità v, de Broglie scrive
p= mv =h/ λ
come si noterà p è equivalente all’inverso della lunghezza d’onda. Dunque l’elettrone, come qualsiasi corpo piccolo e grande, si può comportare pure come un’onda.
A questo punto una domanda è d’obbligo: poiché nessuno a mai visto un elettrone, anzi “l’abbiamo visto” solo nel modello planetario…..ma quello era solo un modello non la realtà intrinseca degli elettroni o dell’intero atomo. Nessuno mai ha potuto vedere un atomo. …Allora come la mettiamo? Cioè gli elettroni per esempio dentro un atomo sono corde vibranti, cioè onde, o corpuscoli? Risposta: si conosce molto, ma nessuno ancora oggi conosce la natura intrinseca dell’atomo o dei suoi costituenti, gli elettroni vediamo comportarsi come onde o come corpuscoli, dopo un esperimento, tuttavia la loro natura intrinseca rimane nascosta in questo senso possiamo anche dire che gli elettroni non sono né onde né corpuscoli, sicuramente entità fisiche a noi nascoste.
Ci stiamo avvicinando a rispondere alla tema che ci siamo posti, cioè di vedere la matematica in azione che ci fornisce un altri modelli dell’atomo.
Schrodinger nel 1926 formulò un’equazione differenziale che comprende non sono i numeri reali ma anche quelli immaginari, con tanta inventiva e con po’ che sa di magico, sorprendentemente ci fornisce il moto ondulatorio dell’elettrone, considerandolo come onda stazionaria, e quindi un modello di atomo completamente diverso da quello classico, planetario, che spiega molte cose dal punto di vista pratico, come per esempio la distribuzione degli elettroni negli atomi, come vedremo.
Riportiamo qui l’equazione di Schrodinger :
![]()
Una bella e sintetica equazione differenziale che rappresenta
il modello matematico dell’atomo, che più il là vedremo come si ricava. Un
modello non più visivo come quello planetario, ma matematico, che tuttavia come
vedremo, ci riporta al modello “ visivo” attraverso le soluzioni
dell’equazione differenziale del tipo
(n,l,m) in funzione di tre numeri quantici,
n,l,m. tenendo conto del principio di esclusione di Pauli o dello spin S
, di cui uno preceduto dal segno (+) l’altro dal segno (-). In altre
parole il numero degli elettroni che contiamo attraverso i tre numeri quantici,
n,l e m vanno moltiplicati per due, cioè il due è dato da i due spin, più e
meno.
Ora che iniziamo ad apprendere che gli elementi dell’atomo si comportano in due modi completamente distinti, come onde e come corpuscoli, possiamo immaginare gli elettroni , i protoni e i neutroni come onde, e valendo anche il principio di Pauli secondo il quale due elettroni come possono occupare stesso ed identico luogo, allora due elettroni visti come onde, possono coesistere solo se le due onde, per cosi dire, ruotano in senso opposto ( in analogia allo spin + e dello spin -) . Quindi un altro modello di atomo, in cui gli elettroni sono onde, e non corpuscoli.
Come vengono distribuiti gli elettroni
applicando la soluzione
(n,l,m) dell’equazione di
Schrodinger?
Per non addetti ai lavori più specialistici che si insegnano nell’università è richiesto solo di sapere che un’equazione in generale da delle soluzioni ( in fisica bisogna saperle interpretare). L’equazione di Schrodinger è una “ normale” un’equazione, anche se molto più complessa dell’ordinarie equazioni differenziali e non. Lasciamo perdere la sua complessità, quello che si richiede ora di capire, ripeto, che l’equazione di Schrodinger, che non è relativistica, da delle soluzioni, in cui compaiano tre numeri n,l ed m, lo spin s invece è un fenomeno relativistico
Dove n può assumere tutti i valori interi, cioè n= 1,2,3,4………N , detti numeri quantici principali, che ne possiamo contare fino all’infinito ( secondo concetto di infinito potenziale).
Questi numeri li troviamo legati all’energia, la cui equazione qui la riportiamo:
E(n) = ![]()
Per n=1 ovvero si ottiene la seguente energia:
E(1) =
Per n= 2
E(2) = ![]()
E cosi via, ad ogni valore di n corrisponde una ben definita quantità di energia, per capire meglio che questa energia è quantizzata basta scrivere la stessa energia nella formula corrispondente E(n) = nhf
Poiché il numero n è legato al numero l cosi:
l=0,1,2,3……..n-1
che a sua volta è legato al numero quantico
m = +l,l-1,…..-l+1,-l
in
corrispondenza dell’energia E(1) =
ovvero per n=1, troviamo i numeri l, ovvero
l=n-1=0
segue che
per l =0
m=0 segue poi che la prima soluzione è
(1,0,0 )
immaginiamo di voler costruire un qualsiasi atomo. Per fare
questo ci conviene partire dall’atomo di idrogeno. Esso è composto da un
protone e di un elettrone, infatti ogni atomo complessivamente è neutro. A
questo elettrone compete l’energia E(1) =
= -13,6 eV , detta energia dello stato
fondamentale, la minima energia possibile quantizzata. Sappiamo inoltre
che l’elettrone “ruota” attorno al proprio asse ideale, similmente alla terra
che ruota su sé stessa ( attenti! Sto forzando assai la mano asserendo che
l’elettrone ruoti su stesso similmente alla terra, non è assolutamente cosi, ma
volutamente ho sforzato per significare che può prendere due valori possibili s=+1/2
e s= – 1/2 visto che sperimentalmente è emerso che l’elettrone si comporta
come un microscopico magnate, che in presenza di una calamita può orientarsi in
due direzioni opposti, e quindi due “possibili rotazioni” in senso orario
oppure in senso antiorario, …in sù o in giù …..che importa …è un modo di
dire….tanto i calcoli ci danno due valori possibili +1/2 e -1/2 . E poi, dopo
tutto, un elettrone può apparire come un’onda o come un corpuscolo, dunque
parlare di rotazione su sé stesso non avrebbe nessun senso se non quello di
dire che l’elettrone è anche un minuscolo magnate.
Il fatto però interessante è questo: se scrivo la soluzione, (attenti! ½ e -1/2 non fanno però parte delle soluzioni):
(1,0,0,+1/2 )
e
(1,0,0 , -1/2 )
Per la stessa energia per n=1,l=0 e m=0, ho due stati non perfettamente uguali, anche se hanno lo stesso stato di energia E= -13,3eV possono prendere posto due elettroni, senza violare in nessuno modo la legge di Pauli.
Per meglio comprendere calcoliamo l’energia per n=2 cui corrispondono
l=0 segue che →m= 0 ( due stati come appena visto, …due funzioni d’onda)
l= 1 segue che → m= 1 , 0 , -1 ( tre stati diversi)
sommando 1+3 = 4 segue 4x2 = 8 = soluzioni diversi con la medesima energia, detta seconda energia o più tecnicamente secondo stato eccitato. Il che significa, stando a quanto abbiamo detto prima, che in questo stato energetico possono coesistere 8 elettroni. Costruiamo per meglio chiarire tabella:
n l m s
2 0 0 +1/2
2 0 0 -1/2
2 1 1 +1/2
2 1 1 -1/2
2 0 0 +1/2
2 0 0 -1/2
2 1 -1 +1/2
2 1 -1 -1/2
Contate il numero delle righe ….sono 8,… 8 combinazioni possibili
Dunque per n= 1 abbiamo nel primo livello energetico ( o orbitale o strato denominato con la K) 2 elettroni ( completo)
Per n= 2 abbiamo nel secondo livello energetico ( o orbitale o strato denominato L) 8 elettroni ( completo, cioè non contenere più elettroni)
Proviamo per n =3 si ha :
m= -2 , -1, 0, +1, +2
totale 5 combinazioni a cui vanno sommati quelli per n= 1, che come abbiamo visto, sono 1, e quelli per n= 2, che come visto sopra, sono 3, quindi:
1+3+5 = 9
Che va moltiplicato per 2 per la ragione spiegata sopra) per cui abbiamo un totale di soluzioni diversi:
9x2= 18
Pertanto per n= 3 abbiamo il terzo livello energetico ( o orbitale o strato denominato M) con 18 elettroni ( completo)
Proviamo per n = 4
m= -3,-2,-1, 0 , +1, -2, -3 = 7 combinazioni
più quelli per n= 1, 2, 3 danno
1+3+5+7 = 16
16x2 = 32
Cioè 32
soluzioni ( detti funzioni d’onda) diversi del tipo
(n,l,m,s)
Quindi per n= 4 si ha un quarto livello energetico ( o orbitale o strato detto N) con 32 elettroni che praticamente potrebbero ( ma non che debbono) esistere.
In conclusione e in maniera più pratica facciamo con esempio fate cosi: immaginate di voler costruire un atomo che contenga 30 elettroni. Prendete un elettrone per volta e immaginate di spingerlo verso il nucleo , che sapete contenga 30 protoni ( oltre naturalmente il numero dei neutroni).
Al primo livello sapete che potete sistemare al massimo 2 elettroni con spin opposto, dunque
K) 2
Per costruire il secondo livello basta partire da 2 elettroni, ovvero
e sapendo che ne può al massimo contenere 8, suddivideteli cosi
L) 2+6.
Poi per terzo livello partite da 2 + 6 sapendo che può contenere al massimo 18, suddividiteli cosi
M) 2+6+10
poi partite da questo ultima combinazione cioè
2+6+10 =18 e sapendo che il quarto livello ne può contenere 32, basta aggiungere a 2+6+10 la differenza cioè 14, e quindi avrete
N) 2+6+10+14 = 32
Poiché l’atomo che vogliamo costruire è di 30 elettroni, basta sottrarre 2 al ultimo numero 14 della combinazione e quindi scrivere
2+6+10+12
E potete dire al vostro amico, se hai 2 elettroni da sistemare e non sai dove metterli portali da me che ho posto per altri 2 elettroni.
Inoltre noterete che man mano che gli elettroni cresceranno la loro energia di legame, data
![]()
crescerà ( tenete
presente il segno -) , non solo, la loro interazione diventa più forte
Ricordarsi che nelle reazioni chimiche tra gli atomi, gli elettroni esterni nei vari atomi sono i veri “costruttori” delle proprietà chimiche dei legami, che danno origine cioè ad un numero pressoché infinito di molecole, di conseguenza atomi diversi che hanno lo stesso numero di elettroni nello strato più esterno hanno comportamenti chimici pressoché simili, indipendentemente dal fatto di possedere un numero diverso di elettroni nei sottostrati completi: la periodicità degli elementi chimici è dovuta propria a questa proprietà degli atomi ( da qui il nome di tavola periodica). Figura 1
Cosi facendo abbiamo per cosi dire ricreato un modello di atomo “ visivo”, con differenza fondamentale, i suoi elettroni non solo sono punti materiali, sono anche onde e hanno uno spin. Ma è proprio cosi? Risposta “si” e no!! Il “si”, tra virgolette, perché la teoria di Schrodinger ricrea quasi modello classico, nel senso che ci permette di “ immaginare” gli elettroni “danzare dentro degli ’orbitali, anziché su orbite ben definite, ….ma il no è prevalente proprio perché le soluzioni dell’equazioni di Schrodinger danno solo la probabilità di trovare gli elettroni li, piuttosto che là, ovvero è più probabile trovare gli elettroni più vicino, per cosi dire, al proprio nido, piuttosto che là, lontani dal nido ( nucleo). Il modello ( matematico) di atomo di schrodinger va visto come una nube dai contorni non bene definiti e distribuita spazialmente attorno al nucleo, la cui densità diminuisce man mano che si allontana dal centro. Ma è un modello unico? No, perché abbiamo accennato che gli elettroni, come tutte le particelle, hanno due “carte d’identità”, una che li ritrae come corpuscoli, l’altra che li ritrae come onde. Potendo pensare gli elettroni dentro l’atomo come onde, dobbiamo dire che sono onde stazionarie. Si dice onda stazionaria quando un’onda viaggiante viene riflessa all’indietro lungo lo stesso cammino, da questa definizione dobbiamo dedurre che l’elettrone-onda interferisce costruttivamente con se stesso,… senza però dimenticare la presenza del nucleo che, intima in relazione con gli elettroni, avrà la sua influenza ( nucleo-elettroni è un connubio armonico e perfetto).
Ma per davvero cosi? ….E’ possibile ma non certo, possiamo solo dire con certezza che gli elettroni, effettuando uno sperimento, creano figure di interferenza, cioè tipiche delle onde che interferendo, per sovrapposizione, ci cancellano ( strisce scure, buio) e/o si rafforzano ( strisce chiare, luce) vedi fig.1. Cosi come due onde sonore, interferendo , possono creare punti di silenzio assoluto e punti di ascolto massimo. Tutto ciò è molto bello, oltre che interessante perché trova numerose applicazioni tecnologiche; ma non solo, bello perché dietro ancora esiste molto mistero che attrai la nostra immaginazione e i nostri sensi.
In chiusura di questo argomento voglio semplicemente ricordare che avendo costruito mentalmente saldando gli elettroni attorno al nucleo, ci siamo “ accorti” che nel tentare di rompere la loro saldatura per rendere nuovamente liberi gli elettroni era necessario inviare su essi non energia qualsiasi, ma una energia precisissima. Facendo un esempio, per intenderci, volendo far saltare fuori dal suo strato l’elettrone dall’atomo di idrogeno bisognerà fornire 13,6 eV, , provando invece di inviare su di esso un’energia di pochissimo più piccola come 13,59 eV l’elettrone resterà per cosi dire indifferente. I soli elettroni, per non parlare del nucleo, sanno fare molte altre cose che ci lasciamo a bocca aperta ma nello stesso tempo attraggono i nostri sensi e la nostra curiosità.
Leopardi, immaginando l’infinito, dava un senso di pace alla sua mente,…..io immergendomi nei misteri della natura, anziché stancare la mia mente, la rilasso …è sorprendente questo “lavoro”, ..non stanca mai …. Se dialogo tra gli uomini o tra le religioni fosse come gli dialogo tra me e la natura troverebbero tutti certamente la pace e l’armonia.
La natura portava in seno sia entità del continuo (onde) che del discontinuo ( corpuscoli) e sorprendentemente era pronta la matematica del continuo e del discontinuo. Come si ricava la formula di Planh E=hf e come si determina la costante h che cambio il modo di guardare la natura?
Quando si affrontano temi di natura che vanno al di là di quello che si sa, cioè del mondo fisico, si entra inevitabilmente sulla natura dell’intero creato e conseguentemente su un terreno molto spinoso dall’implicazioni filosofiche o teologiche. Questi temi mi sono molto cari e non trovo personalmente nessuna contraddizione tra scienza e filosofia, perché entrambi sono connessi e complementari l’una all’altra. Vediamo perché dal mio punto vista. L’universo a noi noto, nonostante le sofferenze della vita, è armonioso e variabilissimo. Le variabili in gioco non si riescono a contare, anzi si “contano” come i numeri facenti parte dell’infinito potenziale, 1,2,3……N . Riflettendo di un universo cosi inteso e potenzialmente implicante infinite variabili, mi viene in mente un’immagine a me tanto cara, quella di pensare al suo creatore che ha in sé l’infinito attuale e noi possediamo l’infinito potenziale o numerabile, attraverso il quale rincorriamo quello attuale. È proprio in questo che trovo tutta la nostra ricchezza di vita, perciò tra arte scientifica e arte filosofica esiste un nesso intrinseco che è in noi stessi. Tuttavia il tema rimane aperto diversificandosi tra gli atei, i credenti, tra questi i più ortodossi o fondamentalisti. Ha senso questa diversificazioni? Ha senso fino che a nessuno è permesso di rinnegare la dignità e l’umana razza: escludendo ciò, tutto è discutibile. Alla fine di una discussione però dobbiamo concludere e tirare fuori i risultati. Allora, come in una vera democrazia, contano i risultati oggettivi e l’evidenza. Nessuno prima delle numerosi scoperte scientifiche poteva immaginare che le due matematiche, quella del discontinuo o discreta e del continuo, potesse un bel giorno, nella sua astrattezza, combinarsi o incrociarsi con delle entità fisiche, emergenti dal più profondo nascosto. Senza la matematica discreta Plank non poteva costruire un’equazione in serie, dalla quale emergeva che la luce si comportava pure come punti materiali o grumi di energia, numerabili hf,2hf…….nhf. E se dunque la natura fa il doppio gioco, la matematica era già pronta a sfidarla ad armi pari. Certo, la natura nasconde tantissime variabili, ma matematica contiene le sue variabili. La natura si presenta bella e semplice, la matematica sa costruire equazioni apparentemente complicate, dalle poi emergono soluzioni semplici e con numerose conseguenze. E a questo proposito e per le sue conseguenze perciò voglio insieme a voi costruire l’equazione di Plank che ha dato inizio alla fisica quantistica.
Plank fu fisico del 900 che amava pensare, piuttosto che starsene dei lavoratori sperimentali. Conosceva bene la fisica classica e per un teorico come lui doveva conoscere necessariamente la matematica, perché senza la conoscenza della matematica non si possono inventare le grandi teorie scientifiche . Amava pensare e quindi ragionare con la propria testa seduto a tavolino con carta e penna. Ai suoi tempi dominava in contrastata la teoria di campo, quello elettromagnetico, una teoria brillante di Maxwell, dove la luce o meglio tutto lo spettro elettromagnetico erano presentati come fenomeni ondulatori. Una carica accelerata, per intenderci per esempio un elettrone, emette sempre un’onda elettromagnetica con la stessa frequenza dell’elettrone, per inciso un’onda che trasporta un’informazione, che trasmettendola da un emittente arriverà ad un ricevente. Tutte le diavolerie elettroniche, radio, televisioni, telefonini e cosi via li dobbiamo grazie alla natura, che tra le tante cose bellissime, ci regala un mezzo potentissimo di informazione per poter oggi dialogare con i posti più lontani. Lo stesso calore emesso dal nostro corpo si propaga sotto forma di onde elettromagnetiche o di radiazioni, trasparenti alla nostra vista. Un corpo nascosto, per esempio, da una barriera lo potremmo lo stesso vedere se i nostri occhi potessero percepire la radiazione emesso dal corpo, perché in questa radiazione c’è l’intera immagine “ topografica” del corpo nascosto. Ricordiamo tra le onde elettromagnetiche i raggi gamma, i raggi x, ultravioletti, le nostre, cioè quelle visibili, gli infrarossi, le microonde, le onde radio. La sola differenza che distingue una radiazione dall’altra è la loro frequenza e la loro lunghezza d’onda. Tutto lo spettro è dovuto alla presenza degli atomi. La materia è fatta di atomi, un corpo nero è fatto di atomi.
Il corpo nero è il corpo per eccellenza più conosciuto, al quale PlanK , immagino pensasse, quando a tavolino scriveva la sua teoria che ha poi rivoluzionato il corso della fisica. Il corpo nero in realtà non ha nessuna specialità particolare nel senso che, come già detto, è composto di atomi, l’unica particolarità è la forma, cava simile ad una sfera, che mette il suo interno cavo in comunicazione con l’esterno tramite un piccolo forellino, dal quale può uscire anche la radiazione emessa dagli atomi del corpo nero. Perché nero? Ogni giorno vediamo corpi neri senza però che nessuno ne faccia caso, per esempio di giorno chi guarda verso l’interno attraverso di una casa attraverso la finestra difficilmente vediamo le persone che stanno all’interno. Perché? Noi vediamo una cosa se di quella cosa arriverà ai nostri occhi la sua luce riflessa, altrimenti non vediamo nulla, anzi vediamo nero, nonostante all’interno la luce riflessa sbalza da una parete all’altra. Più piccola è finestra tanto meno probabile è che, la luce che entra, poi uscirà, perché viene assorbita dalle parete. Cosi funziona grosso modo il corpo nero. Un corpo si dice nero in quanto assorbe tutta la radiazione che riceve e non ne manda sui nostri occhi, anzi ne manda pochissimo.
La pressione è un concetto statistico, nato per misurare la
forza media agenti su un numero grandissimo di particelle. Basta pensare che un
grammo di atomi o di molecole vi sono 6.
atomi o ( o di molecole, hanno lo stesso numero di Avogadro), sarebbe praticamente impossibile
applicare su un singolo atomo o molecole la seconda legge di Newton F= ma,
perciò si è fatto ricorso al concetto di pressione, definita come
p= F/A
la forza F che a noi interessa ora è quella gravitazione, cioè F = -mg. Inserendola nella formula
p= -nmg/A
n compare per il fatto che n molecole ad un certo istante, risalendo dal basso verso l’alto a temperatura costante T, e non soggette ad alcuna altra interazione, si troveranno alla stessa altezza h ,per cui la forza agente su ognuna di esse è uguale mg, la cui risultante o somma sarà nmg, ma non solo di conseguenza le n molecole che raggiungeranno la medesima altezza h avranno la stessa velocità, non vi pare?
Poiché la massa m = ρV si ha
p= ρV/A = nρAgh/A = -nρgh
come si vede la pressione dipende dall’altezza h, a temperature costante T, per cui possiamo anche scrivere
p(h) = ρh il cui differenziale è
dp = -nρgdh
ammettiamo di avere n = N/V numero di molecole o di atomi per unità di volume V, di voler calcolare il valore medio della loro velocità in funzione della posizione h. Gli atomi o le molecole singole li troviamo nei gas ideali o perfetti, per i quale vale la legge
pV= nkT
dalla quale ricaviamo p= nkT/V che sostituendo nella prima otteniamo
dn = -nρgdh V/kT
da cui per integrazione dn/n = -mg/kTdh,
logn = -mgh/kT +lgc da cui n = c ![]()
per h = 0 la densità n della molecole sarà uguale
dunque
n =
![]()
mgh è l’energia potenziale, che è uguale all’energia cinetica degli n atomi o molecole che raggiungeranno la stessa posizione con la medesima velocità v, ovvero
mgh = ½ m
=E
per cui più genericamente possiamo scrivere
n =
![]()
di questa formula si è servito Plank per poi rivoluzionare o sconvolgere dalle fondamenta la fisica classica. Era l’anno 1900 quando Plank introdusse la sua costante k, bisognava aspettare l’anno 1905 per sapere che massa ed energia fossero equivalenti. Questo confronto di date è importate non solo per apprendere l’evoluzione della fisica, ma anche per apprezzare di più i pensieri o gli sforzi mentali di Plank in quell’anno mirabile, 1900.
Quale fu il pensiero “ fulminio”di Plank nel 1900, che doveva sconvolgere poi la fisica classica?
Ebbe l’idea di pensare che l’energia degli oscillanti fosse direttamente proporzionale alla frequenza. Plank fu indotto a questa sua idea perché non convinto che la materia fosse composta da atomi. Questa convinzione non era del tutto fuori luogo, perché nessuno li aveva infatti mai osservati. Cosi ebbe l’idea di spezzettare l’energia: pezzi o granuli di energia legati alla frequenza tramite una costante h. Scriviamo questa sua idea in termini di rapporto
E/f= Cost = h
Pensare l’energia cosi vuol dire di poter scrivere:
E/f = 2E/2f = 3E/3f =……………………..nE/nf = h
Uguagliando l’ultima e la penultima per esempio otteniamo
nE = nhf =
, energia totale di n “atomi” che
emettano la stessa energia, dopo averla assorbita.
Per n= 1 si ottiene l’energia minima
=hf che non è altro che
uguaglianza della prima con l’ultima.
Dal confronto tra
= nhf e
=hf
Notiamo che l’energia
è n volte multipla di
=hf , ovvero
= n
quindi
è il minimo grumo di energia (
quanto).
Per cui
=hf ,
=2hf ,
=3hf ………… (1)
Di conseguenza gli atomi, riscaldati cioè fornendo loro energia, nell’emettere poi l’energia ricevuta sono per cosi dire “costretti” ad emettere l’energia ( radiante) a “ Numero”, cioè per cosi dire numerata. ….” Costretti un corno”!... Direi oggi. Perché la natura non fa le cose a caso, ma le sa dosare in misura infallibile ( “divino”) da reggere a qualunque esperimento che l’uomo potesse attrezzare nel modo migliore possibile, sempre che riuscisse a farlo ( basta pensare per esempio del perché del principio di indeterminazione del quale parleremo più il là ).
Gli atomi non possono quindi emettere una qualsiasi energia.
Vi possono essere
atomi che emettano l’energia
, …
atomi che emettano energia
e cosi via ,
e poiché il numero n di atomi che emettano uguale energia è
dato dalla formula ricavata prima, cioè n =
con E= hf
possiamo scrivere che:
=
,
=
,
=
ecc. ecc. (2)
Nota: Il numero
corrisponde ad atomi che emettano zero energia.
Perché, zero energia? Basta ricordarsi come è stato ricavato
. Non stato forse ricavato potendo
h=0? La posizione h= 0 , significa che gli atomi sono “fermi”, o meglio nel
loro stato naturale, perché fermi non lo sono mai, ma che tuttavia sempre alla
ricerca dell’energia più piccola possibile, in questo modo nascono realmente i
legami, e dunque le molecole.
A questo punto è facile trovare il numero n totale degli atomi ( definiti oscillatori), basta fare la somma
n=
+
+
+………… ovvero
n=
( 1+
+
+
+........)
Ma questa non è forse una serie geometrica? Si, allora possiamo scriverla anche cosi
n=
la cui somma è n=
=
quindi
n =
(3)
a questo punto è possibile calcolare l’energia totale E ,
E=
+
+…………. (4)
Tenendo conto delle formule 1 e 2 e sostituendo nella 4:
E=
hf +
+
2hf +
+
3hf +………=
E=
hf
hf ( 1+ + 2
+
+ 3
+………….) (5)
Questa è una serie convergente, si tratta di sapere trovare la sua somma . Come?
Il problema sono i coefficienti 2,3,…….N. sappiamo però che se riuscissimo a trovare una serie più grande in valore ma convergente , dai teoremi sulle serie sappiamo che se una serie più grande converge, convergerà ,a maggiore ragione, la più piccola. L a serie maggiorata di confronto è
(6)
Essendo la serie 5 minore della serie maggiorata 6 convergente, convergerà allo stesso limite della 6 ( vedi il teorema del confronto sui limiti di funzioni). Poiché serie 6 entro parentesi quadre è una serie geometrica converge, per cui conoscendo la somma della 6, per il teorema del confronto, si conoscerà la somma della serie 5. Quindi non ci rimane che calcolare la somma della serie 6, data dal limite:
E= (
) x
= (
)
(7)
A questo punto riprendiamo la 3, cioè n =
dalla quale ricaviamo
Che andiamo poi a sostituire nella 7, a conti fatti con pochi passaggi algebrici, si ottiene:
E= nhf
(8)
Dividendo ambo i membri per n oscillatori si ha
E/n = hf
= energia media di uno solo
oscillatore =
, ovvero
= hf
(8A)
Tenuto conto che n = N/V
Possiamo scrivere la 8 sotto forma
E/N/V = E V = N hf
= nV (hf
)
In volume infinitesimo dV
(E/n)dV = (hf
) dV segue che
= hf
dV = ρdV = dM
Cioè totale contenuta in volumetto dV
Allora (hf
) è una densità energetica
Il problema è come calcolare la costante h. Sapendola calcolare, come del resto Plank ha saputo, significa poter affermare che l’energia, E= hf si presentava a grunuli, non mezzo granulo, ma un granulo di energia, 2 granuli di energia e cosi via.
Plank non falli. Sapeva che l’energia E, che è una quantità macroscopica misurabile, era direttamente proporzionale alla quarta potenza della temperatura , cioè
I= σ
10
che è l’energia totale.
Questa stessa energia totale Plank pensava di poterla
ottenere attraverso una pioggia di granuli di energia, cioè la totalità dei
granuli, anche con differenti frequenze, doveva essere uguale a E= σ
.
Fermiamoci qui per il momento, perché per riagganciarci a
questa energia totale, misurabile e ricavata teoricamente, dobbiamo sapere a
che cosa la frequenza o la lunghezza d’onda come e perché fosse legata al
numero d’onda k. Cos’è il numero d’onda? Si sapeva, e si sa, che un’onda
fisica, intesa dal punto di vista matematico, era un curva che ripeteva se
stessa per ogni percorso
o lunghezza , detta appunto
lunghezza d’onda, in altre parole era una curva periodica, che dal punto di
vista fisico era un’onda di energia. Se noi volessimo sapere quante di queste
lunghezze d’onda entrano in segmento lungo 2π, cosa dobbiamo fare? …..il
rapporto tra 2π e λ, non vi pare?
Allora scriviamo
2π/λ = k = numero puro 11
E poiché 2π è una misura costante ci è permesso scrivere anche
Poiché la lunghezza λ misura percorso, per esempio nella direzione dell’asse x, è facile dire che l’energia si muove alla velocità data λ/t = v, ovvero λf= v. inoltre si sapeva e si sa che in un mezzo o in corpo fisico omogeneo ( vuoto, gas, atmosfera, acqua, vetro, ….e cosi via) , la velocità rimane la stessa , cioè è invariante. Per cui frequenza e lunghezza d’onda sono inversamente proporzionali. Se la lunghezza d’onda diventa sempre più piccola, la frequenza al contraria cresce nella stessa quantità in modo che, lunghezza d’onda e frequenza abbinati in prodotto, lasciano il loro prodotto, cioè la velocità invariata. Ammettendo allora che la lunghezza d’onda va da un valore piccolissimo dλ, il più piccolo possibile, ma mai zero, (si dice che tende a zero), a un valore λ, grande fino all’infinito ( meglio si dice che tende all’infinito), avremmo cosi la possibilità di trovare tutte le onde fisiche o elettromagnetiche di tutte le specie per cosi dire. La loro somma da come risultato l’energia totale.
Detto ciò ammettiamo di avere un corpo, a forma di cubo, vuoto al suo interno e le cui facce o superficie esterne abbiamo un spessore s. ammettiamo di riscaldarlo. Il cubo assorbe energia attraverso le sue parete esterne. Il calore assorbito dalle parete esterne ( energia totale), dopo attraversato lo spessore delle parete, uscirà dalle parete interne per trovarsi all’interno vuoto del cubo. Poiché il calore è radiazioni di diverse frequenze o lunghezze d’onda. Potendo ammettere a questo punto di mantenere, il cubo in queste condizioni, cioè ad una certa temperatura T = costante, se potessimo guardare agli occhi della mente all’interno della cavità “ avremmo una infinità di onde rimbalzare da una parete all’altra non avendo modo di uscire. È a questo punto che noi decidiamo di praticare un forellino su una delle facce del cubo. Cosa accadrà? ..vedremmo ogni tanto uscire una radiazione o un’ onda ( se potessimo vederli tutti con nostri occhi) e captarla con apparecchio di misura, e misurarne la sua energia, e quindi la sua lunghezza d’onda o frequenza. In questo modo ci è possibile fare delle misure accurate, e perfezionando nel modo migliore le misurazioni, avremmo la possibilità di capire che l’intensità I di queste radiazioni uscenti è direttamente proporzionale alla temperatura T elevata al quarta, ovvero
I = (E/t) A = σ
con E/t = potenza P e quindi I = P/A e σ = costante.
Posto che A= 1 e t= 1 avremmo l’intensità I = all’energia E per unità di area e per unità di tempo.
Fermiamoci qui e sempre con gli occhi della mente di guardare all’interno della cavità del nostro cubo ( poi lo chiameremo corpo nero).
Cosa abbiamo detto di vedere? Le onde rimbalzare da una parete all’altra. Cosa ci fa ricordare questo? Che le onde sono stazionarie, cioè non avendo modo di uscire, sono costrette a comportarsi come una corda fatta oscillare e fissata ai due estremi. Gli estremi sono dei vincoli.
Ai vincoli l’onda è costretta ad azzerarsi. Cosa si azzera dal punto di vista matematico? La sua ampiezza variabile
f = A senkx .senωt, ovvero
f = A senkx .senωt =0
per x= o e x = l = lunghezza tra due parete interne del cubo.
Onde senkl= 0 segue che
kl = nπ 12
Cos’è n? è un numero intero n= 1,2,3,4…………..direte voi, lo abbiamo appreso dalla trigometria.
È vero, ..ma ci permette di distinguere dal punto di vista fisico il numero delle varie lunghezze d’onde o frequenze. Non vi pare? Allora se non riuscite ad immaginarlo con la mente, lo facciamo con la matematica, iniziando con il porre k=2π/λ ( vedi la 11) nella 12:
2π/λ l = nπ
Da cui
λ=2l/n 13
per ogni n abbiamo una lunghezza d’onda. Cosa deduciamo? Che possiamo fare due cose insieme: contare il numero e il tipo di radiazione. Per n= 1 avremo un tipo radiazione o onda , che chiameremo fondamentale, il che significa conoscere la sua frequenza e quindi la sua energia ( e a questo punto mettevi in mente la formula E = nhf, scritta per la prima volta da Plank, ….tenete bene in mente) .
nota:il numero n, in altre parole, ci indica il numero N per unità di volume (n = N/V ) di tipi di frequenze possibili, che di conseguenza né dipendono, infatti frequenza f o lunghezza d’onda sono legate al numero n:
chiariamo meglio il rapporto n= N/V è simile al rapporto ρ= m/V dunque n è una densità di oggetti contenute nel volume V, tali oggetti ( atomi, molecole, grumi di energia, fotoni…ecc,ecc..) non formano il continuo, ma il discontinuo. N è il totale di oggetti = nV
λ=2l/n e f .λ = c segue che f. 2l/n = c ovvero
f= nc/2l 14
adesso generalizziamo, n generico è stato ricavato pensando
ad un’onda diretta o polarizzata lungo l’asse x, in realtà le nostre onde
elettromagnetiche ( o meglio fotoni) N per unità volume, cioè n hanno tre gradi
di libertà e dunque tre n, ovvero
,
,
per cui adottando la kl = nπ , e corrispondentemente
,
,
, con k = nπ/l
e k è una grandezza vettoriale la cui risultante è
K =
15
analogamente
la risultante degli
,
,
e il numero N,
ovvero
N= ![]()
tenendo allora conto che
K=
=
=
K=
π/l (
) =
N 16
Essendo d’altra parte K =
=
N 17
Essendo poi λ=c/f sostituendo avremo
f=
N 18
differenziando df =
dN da cui
dN =
df 20
riprendiamo la
K= π/l
(
) 21
Quadrando ambo i membri avremo
=
22
Essendo K= ![]()
Cosa rappresenta questa equazione? Non è forse l’equazione di una sfera di raggio
r=
?
troviamo anche
=
=
segue
che r = N = =
D’altra parte N = n V
Il volume della sfera è V = 4/3 π
= 4/3π
di cui dobbiamo prendere un 1/8,
poiché il nostro cubo di spigolo l, occupa lo spazio oxyz, cioè 1/8 di V
Ovvero 1/8(4/3π![]()
Allora N = n 1/8(4/3π
con k =2π/λ
Si ottiene in definitiva che
N = nV= 4/3 π
23
Essendo
il volume del cubo , dividendo la
23 per
si trova
N/V = nV/
= n =4/3 π
= numero di modi possibili per le
onde longitudinali, per trovare i modi delle onde trasversali basta
moltiplicare n per 2, perché in queste vi sono due oscillazioni indipendenti.
in definitiva che il numero dei modi possibili per le onde trasversali
n= 8/3 π
derivando n rispetto alla lunghezza d’onda di ottiene
dn =-8π
dλ 24
ora riprendiamo la (8), ovvero
E= nhf
Si trova che
dE = hf
dn
sostituendo in questa la 24 si trova
dE= -8π
hf
dλ sostituendo f con c/λ
in definitiva si ha
dE= -8π
hf
dλ 25
per trovare l’energia totale basta integrale sapendo che
l’energia totale era stata misurata pari a E= σ
E= σ
=
26
Ora non resta che calcolare l’integrale per determinare la costante h, vediamo come
Si pone intanto
x=
da cui λ=
differenziando
dλ = -
dx
sostituendo nella 26 e semplificando
σ
=
nella compare T
σ
=
27
non ci rimane che vedere come si calcola
l’integrale ![]()
per calcolare questo integrale bisogna ricorrere alla funzione zeta di Riemann e quella gamma, che si ottengono sviluppando in serie la funzione integranda, non lo faccio qui, scrivo solo che in definitiva si troverà che
= Г(p+1) ζ(x+1)
Tenendo conto che ζ(x) =1+
+
+…………… che per ogni valore di x si
ottengono certi valori, che vengono tabulati: per esempio ζ(2) =
, ζ(4) =
, ζ(6) = ![]()
mentre Г(p+1) =p! Con p numero intero
Dunque per p = 3
Abbiamo Г(3+1)= 3! = 1.2.3 = 6
Mentre ζ(3+1) = ζ(4) = ![]()
= Г(p+1) ζ(x+1) = Г(3+1)
ζ(3+1) 6
=
con x=p
Sostituendo nella 27 ottiene
σ
=
dalla quale ricaviamo la costante h
h=
= Js = 6,62.
Js
con K= costante di Boltzmann = 1,381x
J/k e
=costante di Stefan 5,67x
![]()
La h è la famosa costante universale, attraverso la quale
Plank poteva esporre alla comunità dei fisici che l’energia potesse essere
calcolata con E=hf. Gli esperimenti poi tolsero ogni incertezza, in
particolare quando Einstein scopri il fenomeno fotoelettrico, il quale si
spiegava proprio pensando alla materia che assorbiva ed emetteva energia a
granuli, il quale poté scrivere che l’energia totale iniziale fosse hf=
V.e+1/2m
, come vedremo.
D’ora in poi possiamo pensare alla natura intrinseca della materia solo con gli occhi dell’immaginazione, a noi è consentito solo di vedere il suo comportamento intimo solo dopo aver eseguito su di essa un esperimento: se dall’esperimento venisse fuori una croce a noi è permesso solo di dire che la materia emette una croce, se poi attraverso un altro esperimento ripetuto venisse fuori una testa a noi è permesso di dire che la materia emette una testa. Non ci permesso più di pensare per esempio gli elettroni come corpuscoli. Siamo liberi di immaginarli pure come corpuscoli, ma non ci è permesso di affermare con assoluta certezza di essere corpuscoli….sono quel che sono, però enti nascosti, simili ai nostri pensieri, finché anche noi non esponiamo ad altri i nostri pensieri nascosti, a nessuno è permesso di dire con certezza quello che, in certo momento, ognuno di noi sta pensando, neanche la macchina della “ verità”. Con Plank inizia l’era della fisica quantistica ma di pari passo si sviluppa la fisica ondulatoria: due fisiche moderne, cosi come vi sono due matematiche, quella discreta e quella del continuo, entrambi di pari “ dignità”.
Cosa è il fenomeno fotoelettrico?
Plank ed Einstein li possiamo definire due campioni del
pensiero libero. Essi guardavano il mondo che li circondava con la mente e poi
in mano una penna, servendosi di uno strumento potentissimo, la matematica. In
altre parole erano due fisici teorici. Amavano pensare, più che passare le loro
ore nei laboratori sperimentali. Evidentemente in loro e in generale in tutti
noi esiste pure un senso logico, fatto di percezioni , oserei dire, capaci di “
vedere” attraverso l’esterno l’interno delle cose che ci circondano e poi
“comunicare” con i nostri simili. Mi spiego. Noi siamo fatti di atomi e
dopotutto tutte le cose sono fatti di atomi: forse è permesso agli atomi di
leggersi, per certi versi , a vicenda? Rimane ancora un profondo mistero. Sicuramente
gli atomi sono internessi armonicamente, infatti oltre a dare la vita, danno
vita alla coscienza o al nostro spirito. Di misteri in natura ve ne sono e
come, ma la scienza ha fatto dei passi lunghi verso la conoscenza che ha dato
modo all’uomo di creare applicazioni sofisticatissimi. Uno di questi applicazioni
è il fenomeno fotoelettrico. Vediamo allora le caratteristiche dell’effetto
fotoelettrico. Esso si spiega proprio applicando la scoperta di Plank. Seconda
questa scoperta la materia, riscaldata, assorbe l’energia e poi la emette a
quanti o a fotoni. I fotoni hanno energia E =hf. Come si vede l’energia dipende
dalla frequenza, anzi possiamo dire che energia E e frequenza f sono
equivalenti, ovvero l’energia si trasforma in frequenze e viceversa. Se poi
pensiamo alla famosa equazione di Einstein E= m
, addirittura che dice che l’energia
E si trasforma in massa, e viceversa, di conseguenza possiamo dire che le
vibrazioni creano la massa. Non vi pare? Infatti possiamo scrivere m
=hf , da cui, come si vede, m=
/h f.
Ritorniamo ai fotoni. Un fotone ha un’energia totale E = hf. Ammettiamo che questo fotone colpisce un elettrone, facente parte di atomo. Se l’elettrone è sincronizzato sulla stessa frequenza del fotone, assorbe il fotone. L’elettrone , associando alla sua energia l’energia del fotone, salta fuori con una velocità v rompendo cosi il suo legame con il proprio atomo. La rottura del legame ha un costo, per cosi dire, di energia ( potenziale) pari a Ve. Cosi possiamo scrivere per il principio della conservazione dell’energia totale E=hf:
hf= Ve +1/2m![]()
come si vede la fuga dell’elettrone dipende unicamente dalla frequenza o che è lo stesso dalla lunghezza d’onda alla quale la frequenza è legata tramite fλ =v.
in questo modo possiamo creare un flusso di elettroni in movimento, e quindi un passaggio di corrente elettrica. Pertanto è possibile, sfruttando il fenomeno fotoelettrico, trasformare l’energia luminosa in corrente elettrica. Le cellule fotoelettriche, gli esposimetri per fotografia e cosi tante altre sofisticate diavolerie elettroniche nelle tecnologie. Per esempio la luce del sole o la luce di una semplice lampadine, illuminando ……………………………………
Perché gli elettroni non cadono dentro il nucleo? La stella di neutroni.

Firenze 1981 , s'inaugurano i bronzi.